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Finanziaria al Senato, stop in commissione Difesa Stampa E-mail
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Scritto da snail   
Thursday 30 November 2006
sergio de gregorioIl centrosinistra è stato battuto sul parere alla manovra in commissione Difesa. Colpa delle assenze e di un colpo di teatro del presidente Sergio De Gregorio che, vedendo l´Unione in difficoltà havotato insieme all´opposizione. Stallo anche in commissione Finanze.
L'Unità, 29 novembre 2006

Non è facile il cammino per la Finanziaria al Senato. Se qualcuno si illudeva del contrario, la conferma arriva dal doppio stop subito dalla maggioranza nella mattina di mercoledì 29 novembre. Il centrosinistra è stato battuto sul parere alla manovra (che ha comunque valore consultivo e non vincolante) in commissione Difesa e Finanze. Tutte le altre commissioni hanno invece votato a favore. Anche se sempre con osservazioni.

Ma andiamo con ordine. Il caso più eclatante è stato in Commissione Difesa dove si è imposto, con colpo di teatro, il presidente Sergio De Gregorio. Il senatore, fuoriuscito dall'Italia dei valori, vedendo l´Unione in difficoltà per l'assenza della capogruppo dei Verdi - Pdci Manuela Palermi e l´astensione di Lidia Menapacesi, ha votato insieme al centrodestra.

La commissione Finanze, invece, non è riuscita a esprimere il parere perchè si è divisa esattamente a metà (maggioranza e opposizione lì sono 13 a 13) su due pareri, uno dell'Unione e una della Cdl.

Ma i guai non sono finiti. In commissione Sanità dove, come spiega il centrodestra, il parere, favorevole, è stato espresso «alle 13 e 31», dopo «la richiesta di una deroga 'purche' i tempi fossero ragionevolì» e con uno slittamento causato dalla bagarre su un odg contro il decreto Turco sulle droghe.

Piccola bagarre in commissione Sanità anche per un altra questione: il cosiddetto "Decreto Turco" che ha raddoppiato la quantità di cannabis consentita per uso personale. Un odg contrario al provvedimento del ministro è stato approvato anche con i voti dell'Ulivo. Immediata la reazione del capogruppo al Senato Anna Finocchiaro che ha definito il voto dell'Ulivo con la Cdl «un'iniziativa fuori luogo che non rispecchia la decisione dell'Ulivo». «Se bene il nostro regolamento, che è molto liberale, preveda che la Presidenza venga informata di iniziative di questo genere, la Presidenza non era stata informata - spiega Finocchiaro - La decisione del giorno non rispecchia la decisione dell'Ulivo che mai si era riunita su questo tema».
Ultimo aggiornamento ( Thursday 30 November 2006 )
 
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